Cristian Salamini: papà Renato era pieno di vitalità e indipendente.

Il 20 marzo è venuto a mancare mio padre Renato, 80 anni, pieno di vitalità e indipendente; a tutti gli effetti una persona con molta personalità.

Il 27 febbraio ha incominciato ad avere febbre alta 38°/39°: il giorno dopo abbiamo chiamato il medico di base: è venuta a casa e ha diagnosticato una forte influenza e prescritto antibiotici e Tachipirina.

Dopo 11 giorni di febbre, la situazione era letteralmente precipitata; abbiamo deciso, quindi, di chiamare il 112: dopo aver aspettato un’ora al telefono, finalmente siamo riusciti a far arrivare l’ambulanza e ricoverarlo all’ospedale Maggiore di Cremona. Il 9 marzo scopriamo che è positivo al Covid-19 e viene collocato nel reparto di Nefrologia.

Fortunatamente mio padre sapeva effettuare le videochiamate: così è riuscito ad informarci che sarebbe stato trasferito alla clinica San Giuseppe di Milano. Il giorno successivo è stato trasferito nel reparto di pneumologia in terapia sub intensiva. Dalle  videochiamate vedevo che era molto agitato e preoccupato, con la paura di essere solo e abbandonato, aveva la maschera d’ossigeno e casco C-pap.

Tutte le sere alle 18.00 telefonavo in reparto e la Dottoressa con molta professionalità mi ripeteva sempre le stesse condizioni di salute “grave ma stabile”. Lunedì 16 marzo alle 14.00 mi chiama la dottoressa dicendomi che dalle ultime lastre l’infezione era peggiorata e che era opportuno sedarlo con morfina.


Renato Salamini

Giovedì 19 Marzo, festa del papà, è entrato in coma ed il 20 alle 12.45 ci ha lasciati.

Mi sembra ancora tutto surreale, che se ne sia andato senza nessuno della famiglia al suo fianco che avesse potuto rincuorarlo.

Mi hanno sempre insegnato sin da piccolo che prevenire è meglio che curare: con questo chiedo anch’io giustizia per il rispetto di mio padre, nato all’epoca della guerra e morto solo come un cane.

R.I.P. Papà, grande uomo e amico. D’ora in poi, la tua energia sarà sempre nel mio cuore.

Cristian Salamini