Mariangela Armanni: papà Osvaldo compiva sessantadue anni mentre dava il consenso ad essere intubato

Mi chiamo Mariangela Armanni,
mio papà si chiamava Osvaldo, era in buono stato di salute e compiva sessantadue anni mentre dava consenso ad essere intubato e trasferito nel reparto di rianimazione dell’Ospedale di Chiari. E’ deceduto il 10 Aprile a causa del SARS – CoV- 2 che l’ha sconfitto in quindici giorni, ma la cartella clinica farà chiarezza sulla malattia e sul decesso.

 

Ho inviato la richiesta di iscrizione al gruppo Facebook NOI Denunceremo prima che gli eventi potessero travolgere direttamente la mia famiglia; sentivo il dovere di sostenere i concittadini vittime di ciò che stava accadendo unendomi alla voce di chi avrebbe chiesto giustizia.
Il 30 Marzo 2020 il gruppo è diventato per me un luogo di sostegno dove potermi confrontare con altre persone capaci di capire cosa stessi affrontando da quando anche mio papà ha iniziato manifestare i sintomi della malattia da COVID-19.

 

Mio padre ha trovato assistenza sanitaria e soprattutto grande umanità da parte di soccorritori, infermieri e medici (qualcuno si è rivelato poco empatico, ma non è dovere giuridico esserlo) e mi definisco fortunata per questo.

 

Sono fortunata per non aver trascorso ore al telefono con gli operatori del 118.
Sono fortunata per aver trovato la bombola di ossigeno, la notte in cui mio padre ne aveva bisogno, nell’unica farmacia di turno con disponibilità.
Sono fortunata perché a mio padre è stato destinato un posto in terapia intensiva nonostante avesse 62 anni.
Sono fortunata perché abbiamo potuto scegliere tra tumulazione e cremazione.
Ho riflettuto tanto e ritengo inaccettabile che in uno Stato di diritto mi senta privilegiata per aver ottenuto ciò che in un Paese Civile è normale ottenere, ma la realtà è che in molti hanno subito oltraggi gravi che alimentano il dolore straziante della malattia.

Mariangela e Osvaldo Armanni

 

Nessuna negligenza da parte dei medici, ma una grande confusione nella gestione

Di seguito il racconto degli eventi, da cui non si può evincere negligenza da parte dei medici, ma emerge una grande confusione nella gestione.

Venerdì 27/03/2020
Si manifestano i primi sintomi: febbre a 37,5 gradi e spossatezza. Il saturimetro da dito misura valori di ossigenazione che oscillano tra 94 – 95%

Sabato 28/03/2020
Congestione nasale e febbre sotto i 37,5 gradi. Assunzione di mucolitici e Tachipirina. La saturazione oscilla tra 93 – 94%

Domenica 29/03/2020
Dolori muscolari e febbre sotto i 37,5 gradi. Continua con l’assunzione di mucolitici e Tachipirina.La saturazione resta intorno al 94%

Lunedì 30/03/2020 Contattiamo il medico di base, che non effettua visite a domicilio, ma consiglia immediato isolamento e prescrive iniezioni di Rocefin per 12 giorni. Il medico scrupolosamente invia una segnalazione all’ USCA, ma i tempi di attesa per le visite sono lunghi. Nel pomeriggio inizia la tosse non persistente, ma da lui definita “sfiancante”
La saturazione oscilla tra 92 e 93.

Martedì 31/03/2020
La saturazione scende a 90 dopo gli attacchi di tosse, ma nessun medico è disponibile per visitarlo.
Intorno alle 17.00 il medico di base consiglia di procurare una bombola di ossigeno su sua prescrizione.
Preciso che è a carico dei familiari recuperare la ricetta rossa, chiamare le farmacie di zona e trovare la bombola, ma anche qui siamo fortunati e riusciamo a trovarne una a 10 km.

Mercoledì 01/04/2020
Un medico dell’Unità USCA ci contatta al telefono e parla direttamente con mio papà. Ritenendo che i valori non siano preoccupanti ci consiglia di continuare con le cure domiciliari e dice che contatterà telefonicamente il medico di base per integrare la cura con un medicinale per la tosse. La telefonata non avverrà.
La necessità di avere ossigeno a casa viene riconfermata e cerco di ottenere la fornitura di ossigeno liquido, di cui i medici di base possono fare richiesta secondo recente normativa. Il nostro medico pare non essere aggiornato e quindi continuiamo con l’impegnativa per bombole di ossigeno gassoso e la ricerca nelle farmacie della provincia.

Nel primo pomeriggio ricontatto direttamente l’unità USCA e una giovanissima e comprensiva dottoressa visita mio papà intorno alle 19.00.
Lei riconferma la terapia, ma consiglia di chiedere al medico di prescrivere anche Zitromax antibiotico per 6 giorni. Non avverte necessità di ricovero.

Giovedì 02/04
Intorno alle ore 3.00 chiamiamo il 112 e un unità del 118 interviene tempestivamente. Mio papà avverte difficoltà a stare in piedi e la saturazione scende dopo i colpi di tosse, ma il soccorritore ci spiega come utilizzare l’ossigeno per aiutarlo a saturare. Mio papà sta meglio e firma il rifiuto al trasporto all’Ospedale di Chiari, dove sarebbe stato portato in codice giallo (purtroppo un episodio spiacevole di molti anni prima nello stesso ospedale lo ha condizionato nella scelta).
Durante il giorno si sente abbastanza bene, ma inappetente. La febbre non c’è più. La tosse gli da ancora fastidio e all’esigenza attacca l’ossigeno.
Abbiamo ancora l’ossigeno gassoso e mi assicuro di averne abbastanza per la notte. Durante la notte ha necessità di una maggior quantità di ossigeno e intorno alle 2.00 dobbiamo contattare la guardia medica per la prescrizione e raggiungere l’unica farmacia di turno che può fornircela.

Venerdì 03/04
Mio papà accusa spossatezza esagerata e decidiamo di chiamare il 112 perché è ormai necessario il ricovero in ospedale per esami approfonditi e una cura più specifica. I soccorritori arrivano velocemente e ancora una volta gli viene assegnato un codice giallo per l’Ospedale di Chiari, dove verrà ricoverato.
All’arrivo in pronto soccorso non viene immediatamente attaccato all’ossigeno (lo confermerà la cartella clinica), ma dopo qualche ora si opta per il casco per NIV.
Viene sottoposto scrupolosamente a diversi esami, che segnalano enzimi cardiaci alti, ma il cardiogramma esclude problemi.
Il tampone è stato effettuato e mi confermano 24 ore per il risultato.

Sabato 04/04 Riusciamo a contattare l’ ospedale e ci dicono del ricovero nel reparto di Medicina3. Le condizioni sono stabili, ma serie. Si parla di un principio di polmonite.
Viene ripetuto il cardiogramma per accertarsi che le condizioni del cuore fossero ancora buone. Non abbiamo ancora esito del tampone. Dal casco per NIV si passa alla maschera.

Domenica 05/04
La prima telefonata del giorno mi conferma le notizie sul suo stato di salute ed il risultato del tampone ancora in attesa. Le lastre mostrano una situazione assimilabile alle altre polmoniti da Covid-19.
Nel pomeriggio mio papà acconsente all’ intubazione per il trasferimento in Rianimazione 1, nello stesso ospedale. Il medico che mi racconta della decisione mi dedica del tempo al telefono considerate le mie domande e mi spiega che l’infezione di mio papà ha causato la Sindrome da distress respiratorio.

I successivi giorni sono stati segnati dall’attesa tra una telefonata e l’altra di notizie sul suo stato di salute. Nonostante la leggera insistenza non ho potuto avere informazioni precise, ma sapevo solo che fosse “stabile, ma grave”.

Venerdì 10/04/2020
Intorno alle 21.00 il medico di turno in Rianimazione mi comunica il decesso di mio papà mostrando comprensibile disagio e grande tatto. Attendo la cartella clinica di cui ho fatto richiesta in data 20 Aprile per conoscere la causa esatta della sua morte.

Osvaldo

Consapevole che la nostra situazione non abbia i dettagli drammatici di altre esperienze, trovo comunque che mio papà sia stato vittima di un sistema sanitario al collasso.

 

Il Governo conosceva il rischio della diffusione del COVID-19 già a Gennaio?
I medici che operano sul territorio sono stati sufficientemente informati sui rischi e sulle modalità di azione per fronteggiare il virus?
Non è stato un errore permettere di confinare la loro attività alla telemedicina invece che garantirgli di svolgere la loro attività con i dispositivi di protezione? Non si sarebbero potute salvare più vite con visite tempestive?
Non si sarebbe potuta creare una rete ospedali-medici di base così da fornire informazioni ai familiari dei ricoverati?
E’ accettabile che sia stato messo a disposizione un numero unico per la prenotazione del tampone, la cui linea chiaramente risulta continuamente occupata?

 

Mariangela Armanni

Tag: