Quanta fretta, ma dove corri, dove vai?

Corsa Gallera

Spesso, negli ultimi mesi, mi sono sentito dire, dalla gente comune, ma anche da personalità influenti del mondo della stampa e dello spettacolo, che il nostro Comitato è riuscito, e sta riuscendo, giorno dopo giorno, a far aprire gli occhi alla gente. Prima l’abbiamo fatto descrivendo ciò che stavamo vivendo a Bergamo nei mesi primaverili, ribaltando la credenza che fosse solo “poco più di un’influenza” e che tanto morivano solo i vecchi (come se un vecchio meritasse di morire o la sua morte non pesasse a nessuno).

Poi, spingendoci sempre più nell’intricato e melenso mondo politico italiano, abbiamo dimostrato come le istituzioni di un’intera Nazione, di ogni schieramento politico abbiano, per anni, fatto solo i loro interessi e non quelli dei cittadini, quei cittadini che erano stati chiamati a rappresentare e dai quali avevano ottenuto la loro fiducia. Quei cittadini che, purtroppo, si sono sempre fidati dei loro “vi prometto”. Il distacco del cittadino dalla politica era ormai evidente da anni ma, forse perché la cosa non ci ha mai cagionato danni diretti, un po’ tutti ce ne siamo fregati; tanto andava tutto più o meno bene. Il politico ruba ed è attaccato alla poltrona sì, ma io ho un lavoro, sto bene, vado in vacanze 3 settimane d’estate e quindi chissenefrega. Poi è arrivata la pandemia.

Il Covid ha preparato la miccia, il Comitato Noi Denunceremo l’ha accesa. E la bomba è esplosa.

Il Covid ha preparato la miccia, il Comitato Noi Denunceremo l’ha accesa. E la bomba è esplosa.
Da quando esistiamo non abbiamo mai guardato in faccia a nessuno, ed è proprio questa la nostra forza, ciò che ci rende unici. Destra, sinistra, centro, il nostro mirino guarda ovunque. E se qualcuno commette (o ha commesso) un errore, noi finora l’abbiamo scoperto. Forse non tutti, ma una buona parte. Nonostante tentativi di nascondere la polvere sotto al tappeto, nonostante l’omertà della classe politica, nonostante un intero mondo sommerso fatto di magagne e di sotterfugi ci abbia sempre remato contro.

In questi mesi, chi non ha avuto la coscienza pulita, ci ha evitato, è il caso di dirlo, come la peste. E con noi la stampa. Ho avuto modo di conoscere tanti giornalisti in gamba da Marzo ad oggi e mi sono reso conto di che lavoro denigrante ed allo stesso tempo indispensabile essi facciano. Passano ore al freddo, sotto l’acqua, fuori da tribunali, ospedali e palazzi del potere solo per riuscire a strappare una parola al personaggio di turno, solo per informare tutti i cittadini della verità che gli è dovuta.

Spesso vengono trattati come questuanti fastidiosi, spesso le loro domande rimangono inascoltate e le risposte rimangono dei sogni, anche dopo ore di estenuante attesa. E te lo puoi aspettare dall’attore che ha avuto la giornata storta, dal calciatore che ha perso la partita, dal Vip che la settimana prima è stato beccato con l’amante. Ma non è ammissibile che capiti con chi ci rappresenta, con chi ha ruoli decisionali in tema di istruzione, sanità, pubblica sicurezza, con chi decide del nostro futuro e delle nostre vite. Loro, per me, sono obbligati a rispondere ai giornalisti, anche perché mi è stato insegnato che se hai la coscienza a posto, non hai nulla da temere a dire la verità.

Abbiamo visto un Presidente del Consiglio arrivare a Bergamo a emergenza già finita e fugare le domande dei giornalisti. Solo quando una di loro ha urlato “Presidente, lei è a Bergamo” ha dato un paio di risposte piene di fumo.

Eppure ne abbiamo viste di ogni; abbiamo visto un Presidente di Regione inciuciato con la ditta del cognato per una fornitura di camici fare spallucce. Abbiamo visto un Presidente del Consiglio arrivare a Bergamo ad emergenza finita, all’ora in cui di solito entrano i topi d’appartamento, fugare le domande dei giornalisti che lo aspettavano da ore e, solo quando una di esse ha urlato “Presidente, lei è a Bergamo!”, ha degnato la stampa di due risposte risicate piene di fumo ed aria fritta. Non solo, ha avuto anche l’arroganza di dire a questa giornalista “quando sarà lei Premier, farà lei i DPCM”. Abbiamo visto il Vicario Generale dell’OMS, il numero due dell’Organizzazione mondiale della sanità, filmare con un sorriso beffardo, che si vedeva anche sotto la mascherina, un giornalista che gli chiedeva la verità, solo la verità. Neanche al suo “Dottore, sono morte 50.000 persone” il muro di strafottenza si è sgretolato. Ad oggi aspettiamo ancora le sue risposte.

Oggi, l’ennesima dimostrazione che allontana sempre di più il politico dal cittadino.

Giulio Gallera, assessore Welfare per la Regione Lombardia, l’assessore delle mascherine-pannolino, l’avvocato che non sapeva che c’era una legge che gli permettesse di fare la zona rossa, ne ha fatta un’altra delle sue. Avendo un po’ di tempo libero, e già qui mi chiedo come faccia a ritagliarsi una mattinata feriale libera in un periodo come questo rivestendo tale ruolo (ma va beh, questo è un altro discorso), decide di fare una corsetta. Giusto, correre rinfranca il corpo e scioglie i nervi, è un’ottima medicina. Il buon Giulio esce, cuffiette nelle orecchie, ed inizia il suo giretto. Dopo un po’ incontra alcuni amici runner e decide di unirsi a loro. E qui il primo errore caro Assessore! L’attività fisica è consentita, vero, ma in forma individuale.

Ma va beh, facciamo finta che lei e i suoi amici foste a dieci metri di distanza l’uno dall’altro. Corri e corri, rompi il fiato, prendi il ritmo e ti lasci trascinare dalla musica che hai nelle orecchie… fino ad arrivare a Cernusco sul Naviglio. In sole due ore, che tempo fantastico! Non fosse che il Dott. Gallera abita a Milano, zona arancione fino a prova contraria. E, per ricordarlo a qualche distratto come il buon Giulio, nella zona arancione non è consentito uscire dal proprio comune se non per comprovate esigenze di lavoro, salute o necessità. Dubito che la sua scampagnata fuori porta con gli amici possa rientrare in una di queste tre categorie, ma chi lo sa? Evidentemente un paesino come Milano, che copre solo 181 kmq e che ha “solamente” 19 kmq di parchi ed aree verdi (senza contare il parco Sud) non era sufficiente per allenare i polpacci adamantini dell’assessore.

Ma come si è venuto a scoprire questa cosa? Uno zelante giornalista si era infiltrato tra gli amici runner? Un amante della fotografia l’ha colto sullo sfondo mentre fotografava il naviglio? Ma va, molto più banale! L’assessore si è vantato della performance pubblicando su Instagram i suoi tempi, il tracciato percorso ed addirittura la foto con gli amichetti della corsa tutti belli sorridenti. Della serie “et voilà!”.

Oggi è stata una corsetta fuori comune, ieri una zona rossa mancata.

Incalzato da tantissimi follower si è timidamente difeso (difeso, non scusato) dicendo che, trascinato dalla musica, non aveva visto il cartello di confine cittadino… oh, ma che sbadato! Ora, ironia a parte; oggi è toccato a lui, come già altre volte in passato, domani toccherà a qualcun altro. Ma la risposta sarà sempre la stessa; saranno spallucce, sarà una minimizzazione del problema, sarà un qualcosa che non rappresenta un problema, a detta loro.

Oggi è stata una corsetta fuori comune, ieri è stata una zona rossa mancata. Oggi hai fatto una brutta figura, ieri, con il tuo immobilismo, hai contribuito a far morire migliaia di persone. E tra quelle c’era mio nonno. Un vecchio, uno con patologie pregresse. Uno che a voi non mancherà di certo. Ma io non passo giorno senza pensare a lui e, da fondatore di Noi Denunceremo, alle migliaia di padri, madri, nonni, nonne, fratelli, sorelle, mogli, mariti ed addirittura figli che questo Natale lasceranno una sedia vuota al tavolo.

In altri paesi civili, certi atteggiamenti porterebbero a dimissioni immediate.

In altri paesi, definiti “civili” come tanto pensiamo di essere noi, certi atteggiamenti porterebbero a scuse immediate seguite da dimissioni volontarie, senza se e senza ma. E la carriera finirebbe lì, senza possibilità di reintegro alcuno. In uno Stato come la Germania un Ministro dell’istruzione si è dimesso dopo che fu scoperto che copiò parte della sua tesi di laurea. Non lo hanno fatto dimettere, lo ha fatto volontariamente come si è accorto di essere stato scoperto. In America un Presidente ha visto terminare la sua carriera per aver ricevuto sesso orale da una stagista. Ma non fu l’atto in sé del sesso orale a condannarlo; fu l’aver mentito al suo popolo dicendo di non aver avuto mai rapporti sessuali con quella donna.

Noi qui abbiamo avvocati che ricoprono assessorati alla sanità della più produttiva regione italiana che non sono a conoscenza delle leggi sulla sanità stessa (vedasi la sua figuraccia sulla legge 883/1978 che gli permetteva di creare una zona rossa), abbiamo governatori che fanno acquistare alla propria regione i camici del cognato, salvo poi provare goffamente a trasformare il tutto in donazione quando vengono scoperti, altri che auspicano di mandare i carabinieri coi lanciafiamme alle feste di laurea salvo poi tacere quando un’intera città si riversa in strada per la morte di un calciatore. Abbiamo ministri dell’istruzione che pensano di risolvere il problema della pandemia e dei contagi nelle scuole mettendo le rotelle ai banchi. Abbiamo, purtroppo, la classe politica che ci meritiamo, che abbiamo scelto, e che non abbiamo mai fatto nulla per cambiarla, perché tanto a noi ci andava bene così.

Pensateci bene la prossima volta che traccerete quella X chiusi nella cabina elettorale.

Ora vi chiedo: alla luce di più di 60.000 morti e di innumerevoli figure barbine (per non usare un’altra parola) che ci hanno fatto dire troppe volte “mi vergogno di essere italiano”, siete ancora sicuri di voler essere rappresentati da queste persone? Siete sicuri di voler dare ancora fiducia a chi va a farsi le corsette dove vuole, contravvenendo alla legge, e se ne vanta pure sui social, quando voi venite multati e trattati da criminali se andate a trovare vostra nonna nel paese accanto?

Pensateci, e pensateci bene la prossima volta che traccerete quella X chiusi nella cabina elettorale. Perché non possiamo sperare che le cose cambino se continuiamo a fare le cose che abbiamo sempre fatto.


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