Sara Gargantini: la storia di papà Giancarlo

La triste storia di mio papà inizia il 17 Febbraio, quando in Italia il Coronavirus sembrava ancora lontano.

La triste storia di mio papà inizia il 17 Febbraio 2020, quando in Italia il Coronavirus sembrava ancora lontano.

Mio papà era una persona molto attiva, piena di vita e in salute. Verso il 17 Febbraio inizia ad avere un po’ di febbricola serale e debolezza fisica. Tutti pensiamo ad una semplice influenza e lui continua a fare la sua solita vita, visto che il virus ufficialmente era solo in Cina.

Giancarlo Gargantini

La situazione precipita il 23 Febbraio, quando mio papà mi chiama dicendomi di avere 39 di Febbre. Abbiamo chiamato il medico curante che, senza visitarlo, gli dice di prendere la Tachipirina, la quale non ha  nessun effetto. Così, il 27 Febbraio, vista la febbre persistente e un po’ di affanno chiamiamo il 112.

Mio papà alle 18.00 del 27 Febbraio è stato portato, purtroppo, all’ospedale di Alzano Lombardo, dove ha aspettato per 10 ore su una sedia a rotelle in pronto soccorso.

Dopo una lastra che rivelava una polmonite e 38 di febbre, è stato dimesso alle 3.28 di NOTTE senza aver fatto un tampone e con prognosi di 7 giorni, con una prescrizione di antibiotico e Tachipirina e isolamento domiciliare di 10 giorni.

La situazione purtroppo non migliora; quindi, il 29 Febbraio chiamiamo di nuovo il 112 e mio papà viene portato fortunatamente a Seriate dove viene soccorso in modo lodevole; finalmente gli viene fatto il tampone, che, ovviamente, darà esito positivo.

La prognosi di 7gg di Alzano Lombardo si concluderà con la morte di mio papà il 7 Marzo.

Non ci sono parole per descrivere il senso di impotenza e di dolore che, noi tutti parenti delle persone che ci hanno lasciato, stiamo provando per non aver potuto stringere loro la mano, guardarli negli occhi e dargli l’ultimo bacio.

Mio papà non tornerà più, ma la mia battaglia sul perché non sia stato fatto il tampone andrà avanti fino a quando non otterrò delle risposte.

Sara Gargantini