Tamponi e casi positivi: facciamo chiarezza

Dati Covid - Protezione Civile/Gimbe

Oggi vorrei affrontare un discorso che è ormai, purtroppo, parte delle nostre giornate da quasi nove mesi: i tamponi effettuati. Ormai, penso quasi tutti noi, guardiamo spesso il famigerato bollettino che, ogni giorno, ci informa sull’andamento del contagio in Italia. C’è chi lo guarda tutti i giorni come il sottoscritto, chi qualche volta alla settimana, ma anche chi non lo guarda mai. Forse per paura, forse per sfiducia, forse perché tanto sa che poco cambia e che chi non c’è più non tornerà indietro.

Nuovi decessi, ingressi in terapia intensiva, ricoverati con sintomi, in isolamento domiciliare e nuovi positivi sono ormai temi che, volenti o nolenti, entrano nelle nostre case e nelle nostre menti. E come potrebbe essere altrimenti? Viviamo in uno dei periodi più duri e incerti che la storia recente ricordi, abbiamo visto andar via, in silenzio, più di 61.000 persone che amavamo e che nessuno potrà riportarci indietro purtroppo.

Da Febbraio 61240 vittime: come riempire il San Nicola di Bari lasciando 3000 persone fuori.

Prendiamo i dati di ieri, 8 Dicembre 2020. Il bollettino della Protezione Civile indica 1.757.394 persone che, da Febbraio, hanno contratto il virus; in questo numero rientrano anche i guariti ed i defunti. I nuovi casi risultati positivi al virus sono stati 14.842, con un incremento del + 0,8% rispetto al giorno prima, in cui furono 13.720. I decessi sono stati 634, per un totale di 61.240 vittime da Febbraio. Per fare un paragone calzante, è come riempire lo stadio San Nicola di Bari lasciando 3.000 persone fuori, numero più numero meno. Gli attualmente positivi, ad ogni livello di gravità, dall’asintomatico alla terapia intensiva erano, a ieri, 737.525.

Ma arriviamo al punto che mi interessa: i tamponi. I tamponi ieri sono stati ben 149.232, 38.015 in più rispetto al giorno precedente, quando furono 111.217. Di tutti questi 149.232 tamponi, ne sono risultati essere positivi 14.842, come detto prima. Con un semplice calcolo matematico ne deriva che il tasso di positività tra tamponi effettuati e nuovi positivi si attestava ieri al 9,45%: quasi uno su dieci.

Il bollettino della Protezione Civile tiene conto di tutti i tamponi effettuati, anche quelli dedicati a categorie professionali che richiedono anche più tamponi a settimana.

È corretto, giusto? Purtroppo no. I dati sono molto più impietosi ed ora vi spiego perché. Il numero dei tamponi effettuati è reale, non viene “pompato”. Semplicemente il bollettino tiene conto di tutti i tamponi effettuati. Ma cosa vuol dire questa cosa? Vuol dire che, in queste centinaia di migliaia di test, non tutti vengono fatti ad un possibile infetto, e non tutti vengono fatti una volta sola.

Parliamo di operatori sanitari, politici e calciatori professionisti, per dirne tre. Questi soggetti vengono sottoposti costantemente ad un’attività di screening e di monitoraggio. I politici, ad esempio, subiscono un tampone una volta ogni dieci giorni circa, così come (dovrebbe essere) per gli operatori sanitari, medici, infermieri e tutti coloro che lavorano in situazioni ad alto rischio di contagio. Tutti i calciatori di una squadra di serie A vengono sottoposti al tampone qualora si dovesse registrare un caso di contagio all’interno della squadra (ma non solo, anche loro vengono tamponati per screening preventivo, spesso anche 2 volte nella stessa settimana).

Come spiegavo in un altro articolo ieri sera, una squadra di calcio si compone di circa 50 persone, tra giocatori titolari, riserve, staff tecnico e dirigenziale. Nella più rosea previsione, nessun altro membro della squadra è infetto, ed in questo caso possiamo dire che il rapporto tra tamponati è positivi è di 50 a 1, quindi esattamente il 2%. Non basta però un tampone solo per escludere la presenza di un focolaio, bisogna farne un altro a distanza di almeno 7/10 giorni per verificare la negativizzazione ed escludere che il contagio si sia propagato ad altri. Poniamo il caso che l’unico calciatore contagiato si negativizzi subito; al secondo giro di test avremo 0 contagiati su 50, quindi una percentuale dello 0% tra tamponi effettuati e positivi.

Anche ai cittadini comuni, in teoria, andrebbero fatti più tamponi durante la fase di malattia fino alla negativizzazione.

Ci sono poi comuni cittadini che si sono ammalati. Anche loro, giustamente, dovrebbero essere seguiti per i giorni successivi e gli dovrebbe essere fatto un secondo tampone a distanza di 7/10 giorni dal primo. Nel caso migliore, il secondo tampone è negativo, nel caso peggiore risulta ancora positivo, magari seppur debolmente. In questo caso si aspetteranno altri 7/10 giorni per un terzo tampone, fino a che non si arriverà a quello che darà esito negativo. Ieri 149.232 persone sono state tamponate, è vero. Ma in queste decine di migliaia vengono conteggiate anche le categorie sopracitate. Quindi ci saranno tot calciatori che risulteranno negativi perché non sono entrati in contatto con il loro compagno di squadra positivo, ci saranno tot politici che saranno negativi come lo erano 10 giorni prima perché in quei giorni sono stati bravi ed hanno evitato le situazioni a rischio, e ci saranno tot operatori sanitari che, riuscendo a proteggersi adeguatamente risulteranno ancora negativi.

Parliamo invece di casi testati, ossia di persone che sono state tamponate per la prima volta, a seguito magari di sintomi o di contatti molto stretti con un sintomatico. I numeri si abbassano drasticamente e le percentuali aumentano vertiginosamente. La fondazione GIMBE, organismo senza scopro di lucro con l’obiettivo, tra i tanti, di fare informazione scientifica adeguata, ci dà altri dati. Va ad analizzare solo ed esclusivamente le persone che vengono testate per la prima volta, a seguito di sintomi o di contatti stretti con un sintomatico, escludendo le attività di screening e le situazioni che vi elencavo poco fa.

Ieri effettuati 149.232 tamponi ma solo 59.551 sono le persone che hanno fatto il tampone per la prima volta.

Sono stati fatti ieri 149.232 tamponi sì, ma i casi testati sono stati solo 59.551. Il che vuol dire che 89.681 tamponi effettuati rientrano nelle categorie “secondo/terzo tampone per verificare la negativizzazione”, “screening settimanale del personale sanitario/politico”, “screening di un’intera squadra di calcio” ecc. I casi positivi rimangono gli stessi, chiaramente saranno sempre di gran lunga maggiori in coloro che vengono tamponati a seguito di sintomi o di contatti stretti con un sintomatico. E’ il rapporto tra tamponi fatti e tamponi positivi che cresce spaventosamente. Non è più il 9,45%, bensì un preoccupante 24,9%. In pratica, una persona su quattro. E ciò lo si evince anche dal bollettino della Protezione Civile: nell’ultima colonna a destra si legge “Incremento tamponi rispetto al giorno precedente”, non “incremento delle persone tamponate”.

Non si tratta di falsificazione o mistificazione, si tratta solo di non esporre con chiarezza dei dati che sono tutti reali, dal primo all’ultimo. Qui si capisce il potere delle parole e di come, se usate in modo sbagliato, possono portare ad equivoci, incomprensioni o peggio. Saremmo tutti un pochino più tranquilli nel sapere che “solo” una persona su dieci viene contagiata, è ovvio. La verità è che, purtroppo, quelle persone diventano quattro se si analizzano i dati correttamente.

Invito tutti voi a controllare il sito della Fondazione GIMBE la quale, oltre a questi dati che vi ho appena esposto, riporta tante altre informazioni chiare e di facile lettura. Perché la disinformazione è una bruttissima cosa, specialmente in un momento tanto delicato come questo.


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